Le Nostre Recensioni

Provengono dalla Sicilia e meritano un premio
per il nome più simpatico, ma a parte gli spontanei

Ecco una band che ha gusto. Brani raffinati,
testi discreti e una bella atmosfera di fondo fanno di questo cd una simpatica
sorpresa. Da promuovere l’interpretazione di Maschere in vetrina, brano che in
certi momenti ricorda le migliori ballate di Finardi. Convincente anche
l’incedere serioso di Petali di Rose, pezzo difficile, ma che mette in mostra
una notevole maturità compositiva. Aria di musica popolare nella trascinante
Canzone del vino, mentre
Per lo più rock melodico e canzone italiana, questi e non solo i
riferimenti della musica dei Malavoglia, nome dall’impegnativa citazione
letteraria. I brani si snodano tra riferimenti più o meno leggeri, dalla
canzone popolare a Ligabue, da Ruggeri alle mucose atmosfere sanremesi,
e nonostante il genere, tanto per usare un eufemismo, non mi affascini,
la band siciliana dimostra di sapere fare bene quello che fanno,
schivando anche molti luoghi comuni e banalità. Ciò non toglie che
continuino a non piacermi.

Il sestetto siciliano dei Malavoglia
autodefinisce il proprio stile musicale come "pop-folk-rock". L'indubbia
presenza di una preminente attitudine folk che fa quasi pensare ai Modena City
Ramblers e un senso melodico non dimentico delle proprie origini confermano
quanto affermato dall'ensemble agrigentino. La presenza di un flauto traverso e
l'utilizzazione diffusa di tastiere dona spessore e corposità ad un suono che,
pur ottenuto con i limitati (immaginiamo) mezzi a disposizione, ha veramente
poco da invidiare a gruppi più affermati dei Malavoglia.
Per chi apprezza il genere questa è una realtà da tenere sott'occhio. Una
menzione speciale va alla messa in musica del bel testo di Inno..., canto dei
prigionieri italiani presso il campo di concentramento di Hessen. Il
procedimento compositivo, attenendosi almeno ai credits di Insilenzio, sembra
affare privato del chitarrista Massimo Spataro; ma laddove le musiche sono
briose e orecchiabili i testi necessiterebbero di una leggerezza pari, se non
possibilmente maggiore, alle ariose melodie di brani quali Viaggio Del Poeta o
Nenè per fare due esempi a caso.
Il cantante Alberto Spoto, pur avendo una voce gradevole, alla fine del disco
risulta alquanto monocorde.
Il disco denota comunque personalità e grande confidenza dei Malavoglia con
melodie tutt'altro che scontate, ma forse bisognose di una maggiore
spensieratezza, non soltanto a livello sonoro ma anche su di un piano
concettuale e lirico.